Fotos

1109
Carregue a sua fotografia
Sul taglio delle code nei suini, la prima raccomandazione rivol- ta all’Italia dagli ispettori euro- pei è stata di dare ai veterinari ufficiali dei “criteri di conformità” alle norme unionali. Il Ministero della Salute ha ri- sposto emanando un Piano d’azione nazionale per prevenire il tail docking ne- gli allevamenti. Riviste anche le check- list dell’Izsler e fornito ai Servizi Veteri- nari un manuale esplicativo. L’audit con- dotto a novembre nel nostro Paese dal- la DgSante ha infatti stigmatizzato l’as- senza di “orientamenti dettagliati per va- lutare la conformità alla direttiva 120/2008”, di conseguenza l’applica- zione delle norme “non è coerente né efficace”. La DgSante ha anche os- servato che “i suinicoltori sono convinti che i loro allevamenti siano conformi ai requisiti giuridici e che nel sistema di al- levamento italiano sia impossibile alle- vare suini con code intatte”; convinzioni, queste, che “rappresentano un grave ostacolo che impedisce alle autorità di modificare lo status quo”. Il Piano na- zionale è stato calibrato sulla realtà pro- duttiva italiana, notoriamente strategi- ca sui mercati nazionali e internazionali. Il benessere animale è un fattore di com- petizione economica che si presta (è già stato fatto notare nelle sedi europee) ad influire sul posizionamento dei singoli Stati Membri sul mercato della UE e non solo di quello. Non diversamente da quanto accade con un altro grande tema, plausibilmente agitato con il me- desimo retropensiero competitivo: quel- lo dell’uso degli antibiotici negli alleva- menti. Materiale di arricchimento Materiale per esplorazione e manipolazione: tipologia
TABELLA CLASSIFICAZIONE UE SUINI (Reg. 1182/17, 1308/13; Legge 96/10; D.M. 12/10/12; Circ. MIPAAF 10/4/14, 29/12/14)   Soggetti interessati: Imprese di macellazione e chiunque intende macellare e commercializzare carni suine sotto forma di: carcassa intera standard: “corpo di suino macellato, dissanguato e svuotato, intero o diviso a metà, presentato senza lingua, setole, unghie, organi genitali, sugna, rognoni e diaframma”; mezzene: ottenute dalla “separazione della carcassa intera passante per ciascuna vertebra cervicale, dorsale, lombare e sacrale, per lo sterno o lungo lo sterno o per la sinfisi ischio-pubica”; presentate “con o senza midollo spinale, il cervello e la lingua; nel caso delle scrofe con o senza mammelle”; prosciutti, parti anteriori, spalle o lombate e loro pezzi; pancette e loro pezzi, aventi tenore globale di cartilagini in peso inferiore a 15%. Esclusi da obbligo di rilevare prezzi delle carcasse di animali abbattuti: macelli in possesso di deroga ad obbligo di classificazione; stabilimenti che macellano solo per conto terzi. Iter procedurale: Commissione UE, con Reg. 1182/17, definito nuove modalità di classificazione delle carcasse suini  valide a partire da 11/07/2018 riportate nella scheda “rilevazione e classificazione di carcasse”. Stato membro può autorizzare classificazione di carcasse di suini con tecnica automatizzata, semi automatizzata, manuale, utilizzando apposita apparecchiatura ed equazione matematica per stimare la percentuale di carne magra di carcassa. Autorizzazione subordinata al rispetto dei requisiti minimi riportati in Allegato IV a Reg. 1182/17pubblicato si GUCE 171/17. A tal fine Stato membro comunica a Commissione metodi di classificazione dei suini applicabili nel proprio territorio, avvalendosi di un protocollo riportato in Allegato V a Reg. 1182/17 pubblicato su GUCE 171/17, la cui 1° parte inviata a Commissione prima dei test di autorizzazione, mentre la 2° parte  entro 2 mesi da conclusione dei test. Commissione mette a disposizione il protocollo di altri Stati membri, che possono presentare osservazioni entro 3 settimane successive. Stato membro interessato deve tenere conto delle osservazioni formulate e presentare nuovo protocollo entro 8 settimane successive al 1° invio. Applicazione del metodo di classificazione deve essere conforme a autorizzazione di Commissione. In deroga Commissione può concedere autorizzazione senza esecuzione di test, se tale metodo già autorizzato in un altro Stato membro a seguito di specifici test eseguiti su un campione di carcasse ritenuto rappresentativo del patrimonio suinicolo di Stati membri interessati. Con Decisione UE del 24/1/2014, recepita da MI.P.A.A.F. con Circolare del 10/4/2014, ammessa la classificazione con “metodo manuale ZP”, basato su misurazioni manuali dello spessore (in mm.) del lardo di copertura e dello spessore del muscolo rilevati su mezzena sinistra (In figura pubblicata su G.U. 102/14 riportati dati su misurazione). Tenore di carne magra della carcassa è calcolato applicando seguenti formule: per suino leggero (peso compreso tra 70 e 110 kg.): y = 58,4789 – 0,5697 x1 + 0,1230 x2, dove y è percentuale stimata di carne magra, x1 è spessore minimo di lardo in mm., x2 è spessore minimo in mm. del muscolo; per suino pesante (peso compreso tra 110 e 180 kg.): y = 57,7975 – 0,5126 x1 + 0.0834 x2 Possono usare “metodo manuale” ZP stabilimenti che: abbattono in media meno di 200 suini/settimana (ammessi anche altri macelli purché autorizzati da Ministero, su loro richiesta avvalendosi del modello pubblicato su G.U. 26/15) non intendono avvalersi di deroga a classificazione inviano una preventiva comunicazione, tramite PEC, a MIPAAF (Modello riportato su G.U. 102/14) fanno eseguire classificazione da tecnici in possesso di abilitazione rilasciata da MIPAAF inseriscono risultati della classificazione nel portale www.gov.it annotano le misurazioni eseguite e gli esiti della classificazione di ogni carcassa in un apposito registro (riportare: numero di macellazione; spessori rilevati; classe di ingrassamento), da mettere a disposizione di Organo di controllo, che esegue verifiche, senza preavviso, sul corretto utilizzo di “metodo manuale ZP” Le imprese di macellazione classificano ed identificano carcasse suine al momento della pesatura, o prima di questa se richiesto dal metodo di classificazione adottato, comunque entro 45 minuti da giugulazione. Se in possibile per macello rispettare tale termine, Stato membro può consentire che detrazione di 2% dal pesa a caldo al peso a freddo, sia ridotta di 0,1% per ogni 15 minuti di ritardo, o aumentata di una percentuale fissata da Stato membro se tale periodo risulta inferiore a 45 minuti. Vietato, prima delle operazioni di pesatura, classificazione, bollatura, rimuovere il “tessuto adiposo, muscolare o di altro tipo” Classificazione della carcassa di suino avviene sulla base del tenore di carne magra, tenendo conto del rapporto tra peso totale dei muscoli rossi striati, separabili con un coltello, sul peso della carcassa. In altri termini si procede a dissezionare spalla, lombata, prosciutto, pancetta ed a calcolarne poi il tenore di carne magra applicando il seguente metodo: Peso di filetto + peso carne magra nella spalla, lombata, prosciutto, pancetta/peso filetto + peso tagli sezionati x 0,89. Metodo di calcolo da appliacre su un campione rappresentativo di produzione nazionale o regionale di carni suine (almeno 120 carcasse). Classificazione è attuata in base a tabella UE di cui ad Allegato IV di Reg. 1308/13 pubblicata su GUCE 347/13 che prevede: classe S, se oltre 60% del peso di carcassa ècostituito di carne magra (Classe S utilizzata solo per categorie di carcasse di suini di peso inferiore a 100 kg.) classe E, se carne magra compresa tra 55% e 60%; classe U, se carne magra compresa tra 50% e 55%; classe R, se carne magra compresa tra 45% e 50%; classe O, se carne magra compresa tra 40% e 45%; classe P, se meno di 40% carne magra; Stato membro può prevedere sottoclassi, o autorizzare ulteriori criteri di valutazione (oltre a peso e percentuale stimata di carne magra) per definire il valore commerciale della carcassa. Risultati della classificazione inseriti nel portale www.impresa.gov.it pena applicazione di sanzioni, in modo da portarli a conoscenza di produttore. Imprese che macellano in media meno di 200 suini/settimana (Esclusi dal calcolo suinetti e  riproduttori) possono chiedere a MI.P.A.A.F. (Modello riportato in Allegato 7 a D.M. 12/10/2012 pubblicato su G.U. 291/12) deroga ad obbligo di classificazione. Esentati da obblighi di classificazione ed identificazione, sono gli stabilimenti: i cui suini nascono, sono allevati, macellati e sezionati nell’ambito della stessa impresa che macellano in media meno di 10 suini/settimana (Esclusi macelli del circuito DOP/IGP). MI.P.A.A.F. comunica a Commissione la concessione della deroga, ed il numero massimo di macellazioni effettuate in ciascun macello esentato da obbligo di classificazione. Classificazione attuata da tecnici che presentano domanda di partecipazione ad un corso di abilitazione di 8 ore a MI.P.A.A.F., via fax (n. 06.46656143) o e-mail (pocoi7@mpaaf.gov.it) o posta certificata (pocoi7@pec.politicheagricole.gov.it) o lettera raccomandata R/R (Ministero Politiche Agricole, Alimentari, Forestali PIUE VII via XX Settembre 20 Roma). MI.P.A.A.F. comunica date e luogo di svolgimento del corso al candidato, che può accettare o meno di partecipare (Dopo 3 rinunce, candidato è escluso dalla lista di attesa). Priorità nella partecipazione ai corsi riservata  a: stabilimenti mancanti di classificatori abilitati; anzianità di iscrizione a lista di attesa. A seguito di accettazione alla partecipazione al corso, candidato versa quota di iscrizione (non comprende eventuali sue spese di vitto, alloggio, trasporto) nella entità, modalità e termini fissati da Ministero (Se candidato non si presenta poi al corso, quota non restituita). Corso, attuato presso strutture di macellazione, articolato in: lezioni teoriche in aula su normativa UE e nazionale di settore, strumenti e tecniche di classificazione delle carcasse; esercitazioni pratiche in catena di macellazione. Corsi si concludono con esame presso Commissione, composta da funzionario di Ministero e dai docenti, che prevede: prova tecnica, basata su questionario con 10 domande a risposta multipla riguardanti normativa di classificazione; prova pratica, consistente in una corretta classificazione della carcassa. Candidato è dichiarato abilitato alla classificazione di carcasse suine e munito di tesserino di abilitazione (Modello pubblicato su G.U. 291/12) se acquisisce all’esame un punteggio di almeno 8/10 (ammessi non oltre 3 errori tra prova teorica e pratica). Candidato, che non supera esame finale, può sostenere una prova pratica entro 1 anno, senza necessità di frequentare altro corso e versare nuova quota di partecipazione. Ministero provvede a revocare abilitazione se procedure e risultati delle classificazioni non risultano conformi, a seguito dei ripetuti controlli eseguiti dal Servizio Decentrato Agricoltura. Dopo la classificazione le carcasse vengono bollate, riportando lettera indicante categoria di peso (H=heavy o pesante; L=Leight o leggero) e classe di carnosità (S, E, U, R, O, P), o in alternativa usando lettera indicante categoria di peso seguita da percentuale di carne magra. Marcatura effettuata “su cotenna al livello della zampa posteriore o del prosciutto” mediante inchiostro non tossico, indelebile, con lettere aventi altezza di almeno 2 cm. In alternativa interessati possono chiedere autorizzazione ad avvalersi di etichetta (Modello riportato su BUR 291/12) a MI.P.A.A.F. che la rilascia entro 30 giorni.  MI.P.A.A.F. e Regione verificano regolare esecuzione della operazione di classificazione, pesatura, bollatura delle carcasse di suino. MI.P.A.A.F. può delegare a Istituto Parma Qualità (IPQ) e ad Istituto Nord Est Qualità (INEQ) compiti di controllo presso le strutture di macellazione obbligate a classificare e rilevare prezzi di mercato di carcasse suine. Modalità di controllo sono redatte da MI.P.A.A.F., avvalendosi di un Gruppo nazionale di lavoro, composto da rappresentante MI.P.A.A.F. (con funzioni di Presidente) e  4 esperti regionali nominati da Conferenza permanente Stato-Regioni (Gruppo può avvalersi di “tecnici di comprovata esperienza in materia di classificazione delle carcasse suine”). Controlli eseguiti, senza preavviso, da tali soggetti, almeno 2 volte al trimestre in tutti i macelli che abbattono in media oltre 200 capi/settimana (almeno 1 controllo/semestre nei macelli con numero di abbattimenti inferiore). Regione verifica almeno 1 volta/anno mantenimento delle condizioni di deroga. MI.P.A.A.F. e Regione eseguono controlli almeno 1 volta/anno su esperti classificatori (comprendenti anche prove individuali) Dopo ogni controllo viene redatto verbale, di cui 1 copia consegnata al responsabile di stabilimento ed 1 ad Organismo di controllo, che la trasmette MI.P.A.A.F. entro mese successivo a quello di controllo, comunque entro 15 Gennaio. In caso di violazioni delle norme su classificazione, verbale inviato entro 90 giorni a MI.P.A.A.F., per emanazione di eventuali sanzioni, nonché per aumentare frequenza dei controlli presso stabilimento (Almeno ogni mese per i successivi 6 mesi) Sanzioni: Titolare di stabilimento di macellazione che non ottemperi ad obbligo di classificazione ed identificazione (mediante marchiatura/etichettatura) di carcasse e mezzene di suini abbattuti, o che impiega personale tecnico non autorizzato da Ministero.: multa da 3.000 a 18.000 €, “salvo che fatto non costituisca reato”. Tecnico che effettua operazioni di classificazione ed identificazione di carcasse e mezzene di suini in modo difforme da normativa nazionale: multa da 500 a 3.000 € se difformità rilevate su un campione di almeno 60 carcasse supera il 10% + sospensione o revoca di autorizzazione se tali operazioni eseguite in modo difforme reiteratamente, previa diffida notificata da Ministero Tecnico che effettua classificazione privo di autorizzazione ministeriale: multa da 1.000 a 6.000 €
21
PLEUROPOLMONITE L'Acninobacillus pleuropneumoniae colonizza la cavità nasale e le tonsille, ma alcuni ceppi virulenti possono raggiungere anche i polmoni e causare una malattia (Gottschalk e Taylor, 2006). Esistono quindici sierotipi: nonostante i ceppi virulenti possano essere collegati ad alcuni sierotipi specifici, ciò non significa che vi sia necessariamente una stretta associazione tra sierotipo e virulenza. I batteri isolati appartenenti ad un particolare sierotipo non causano sempre la malattia. La gravità della malattia causata dall'APP dipende dalla virulenza del microrganismo, dall'immunità del gruppo di suini e da fattori ambientali. I fattori che determinano la virulenza includono le citotossine Apx I, Apx II, Apx III e Apx IV (Bosse et al., 2002). La sensibilità immunitaria del gruppo dipende dai livelli di anticorpi di origine materna (MDA), che possono persistere per 5–12 settimane, e dalla presenza di ceppi di APP non virulenti che producono un'immunità crociata. Fra i fattori predisponenti si possono includere un'elevata densità di animali, il mescolamento di diverse popolazioni di suini, le fluttuazioni rapide della temperatura o dell'umidità e la scarsa ventilazione. La trasmissione avviene tramite le goccioline diffuse dai suini portatori. ormalmente i suinetti vengono infettati dalla madre dopo le due settimane di età e diffondono l'infezione nel loro gruppo quando l'immunità materna inizia a diminuire dopo lo svezzamento. Il microrganismo viene eliminato nell'ambiente in quantità elevata attraverso le secrezioni nasali e sopravvive per 3 giorni all'interno del muco. L'APP sopravvive nell'acqua per un periodo fino a 30 giorni a 4 °C.
VACCINAZIONE CONTRO L'ODORE DI VERRO In cosa consiste la vaccinazione contro I'odore di verro? La vaccinazione contro l'odore di verro è una soluzione sicura, affidabile ed estremamente efficace, che sfrutta il sistema immunitario del suino per controllare l'odore di verro. La vaccinazione offre diversi vantaggi: È efficace quanto la castrazione fisica nel controllo dell'odore di verro. Permette che i maschi interi sviluppino tutto il loro naturale potenziale di crescita, così che per raggiungere lo stesso peso corporeo è necessaria una quantità di alimento inferiore a quella richiesta dai suini castrati fisicamente. Rende possibile la produzione di carne suina di qualità elevata, paragonabile a quella dei maschi castrati e delle scrofette. È di facile utilizzo e può essere somministrato in modo sicuro da personale di allevamento appositamente addestrato. Rende possibile la produzione di carne suina del tutto sicura per l'alimentazione umana. È un'alternativa alla castrazione fisica che garantisce il benessere degli animali. Aiuta a ridurre l'impatto ambientale della produzione suinicola e contribuisce alla sostenibilità dell'allevamento suino. Come viene praticata la vaccinazione? Per poter praticare la vaccinazione contro l'odore di verro, l'allevatore deve avere una prescrizione veterinaria. Per il personale di allevamento la vaccinazione si presenta di facile esecuzione. Si devono tuttavia osservare procedure corrette per minimizzare il rischio di autoiniezioni accidentali. Per la vaccinazione basta semplicemente iniettare il vaccino in due diversi momenti (due dosi complessive) subito dietro il padiglione auricolare del suino. La vaccinazione controlla l'odore di verro con un'efficacia pari a quella della castrazione fisica. I dati complessivi degli studi condotti negli ultimi dieci anni dimostrano un'efficacia superiore al 99%. 3,12 Come agisce la vaccinazione? Il vaccino induce il sistema immunitario del suino a produrre anticorpi specifici contro il GnRF. Questa azione inibisce temporaneamente la funzione testicolare e, di conseguenza, arresta la produzione e l'accumulo dei composti responsabili dell'odore di verro.
MALATTIA DI GLASSER La malattia di Glässer è attualmente riconosciuta come una malattia di crescente importanza economica a livello mondiale. Nei gruppi di suini che non sono mai entrati a contatto con questo patogeno, l'insorgenza della malattia di Glässer è rapida e si verifica pochi giorni dopo l'esposizione. I sintomi clinici includono febbre alta, apatia e anoressia. A seconda della sede delle lesioni infiammatorie possono essere presenti altri sintomi clinici, come respiro addominale, dispnea, tosse grave, dolore a torace e addome, tumefazione delle articolazioni (particolarmente di carpo e tarso), zoppia, tremori, incoordinazione, decubito laterale e cianosi. Il tasso di mortalità può raggiungere persino il 10%, mente gli scarti possono arrivare anche al 40%. Le infezioni croniche possono causare una riduzione della performance degli animali, il deperimento dei suini e la comparsa di tosse, dispnea, perdita di peso, zoppia e pelo ispido. All'esame autoptico, le lesioni macroscopiche primarie riscontrate comprendono un essudato da sierofibrinoso (stadio iniziale) a fibrinopurulento (ultimo stadio) su superfici sierose singole o multiple (inclusi peritoneo, pericardio e pleura), superfici articolari e meningi. Oltre alla malattia sistemica, l'Haemophilus parasuis contribuisce anche alla comparsa del complesso SRD. Questo batterio è stato isolato in casi di polmonite nel suino ed è stato possibile riprodurre una broncopolmonite fibrinosuppurativa in seguito all'infezione sperimentale con Haemophilus parasuis di suini normali. https://www.zoetis.it/conditions/suini/malattia-di-glasser.aspx
peste suina africana..... La peste suina classica e la peste suina africana sono malattie infettive contagiose, che colpiscono il suino domestico e il cinghiale. Benché caratterizzate da sintomi clinici e lesioni molto simili, sono causate da due virus completamente diversi. La Peste Suina Africana è causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus. Caratteristica peculiare del virus è l'incapacità a stimolare la formazione di anticorpi neutralizzanti, il che costituisce un importante ostacolo alla preparazione di vaccini. È una malattia altamente contagiosa e ad esito per lo più infausto, caratterizzata da lesioni emorragiche della cute e degli organi. La malattia non è trasmissibile all'uomo. La PSA è inserita nella lista delle malattie denunciabili dell’OIE (www.oie.int). È una malattia transfrontaliera, con un vasto potenziale di diffusione a livello internazionale, con pesanti conseguenze per la salute animale, per il patrimonio zootecnico e l’economia, per i risvolti sul commercio internazionale di animali vivi e dei loro prodotti. Il contagio avviene attraverso la puntura del vettore, oppure per contatto diretto con altri animali ammalati. La trasmissione indiretta è dovuta anche alla somministrazione ai suini di residui di cucina contaminati. La presenza del virus nel circolo sanguigno (viremia) dura 4-5 giorni; il virus circola associato ad alcuni tipi di cellule del sangue, causando la sintomatologia che conduce inevitabilmente a morte del soggetto, spesso in tempi rapidissimi. Gli animali che superano la malattia possono restare portatori per circa un anno, giocando dunque un ruolo fondamentale per la persistenza del virus nelle aree endemiche. Il virus è dotato infatti di una buona resistenza, senz'altro maggiore in confronto al virus della peste suina classica. Il virus infatti resiste in ambiente esterno anche fino a 100 giorni, e sopravvive all'interno dei salumi per alcuni mesi, nel sangue prelevato è rilevabile sino a 18 mesi e resiste alle alte temperature. Nel 1930, dal Kenia, l'infezione si è diffusa in tutto il mondo in seguito al passaggio dell’infezione dai suini selvatici anche in quelli domestici. In Spagna e Portogallo la sua diffusione è altresì stata facilitata dalla presenza di una zecca dello stesso genere presente in Africa, Ornitodoros. La malattia giunse in Italia nel 1967, mediante rifiuti alimentari trasportati per via aerea. Ad oggi la PSA persiste soltanto in Sardegna, dove l’endemicità dell’infezione è facilitata da diversi fattori. Nelle zone interne della Sardegna, ad esempio, gli allevamenti di tipo intensivo sono presenti in numero ridotto, mentre sono molto diffuse le pratiche di allevamento tradizionale. Anche le caratteristiche intrinseche del territorio e le radicate tradizioni regionali, hanno contribuito all’endemizzazione della patologia. Inoltre, il continuo passaggio del virus tra animali selvatici e domestici, in ragione del tipo di allevamento brado e semibrado, comporta che soltanto quando la malattia sarà eradicata dai suini domestici, scomparirà anche nelle popolazioni di selvatici. https://www.pigprogress.net/Home/General/2018/6/Leaving-pig-health-to-the-next-generation-294971E/
2
Flusso esteso Ricetta Elettronica Veterinaria - DPA L’8 novembre è stata definitivamente approvata la Legge Europea 2017, tra le novità introdotte vi è il passaggio alla ricetta elettronica per la prescrizione dei farmaci veterinari. Dal 1 settembre 2018 le ricette cartacee saranno sostituite definitivamente con un documento elettronico registrato su una banca dati nazionale. Anche il registro dei trattamenti e il registro delle scorte di medicinali saranno informatizzati. Con una nota del 10 ottobre il Ministero della Salute ha iniziato un processo di revisione completa e di aggiornamento dei contenuti della Banca Dati sui Medicinali Veterinari del Ministero della Salute e del Prontuario on line. Tutte le informazio- ni relative ai farmaci prescritti saranno disponibili in pochi istanti da qualsiasi dispositivo connesso alla rete. Come funziona? Il veterinario emetterà la ricetta da un qualsiasi dispositivo elettronico connesso ad internet e la invierà via e-mail all’allevatore. La ricetta inoltre sarà accessibile da qualsiasi dispositivo connesso ad internet tramite un numero identificativo ed un codice PIN. Il farmacista potrà evadere la ricetta direttamente online al momento della consegna del farmaco. Infine il veterinario aziendale aggiornerà periodicamente il registro dei tratta- menti mentre le scorte saranno calcolate automaticamente dal sistema. La tracciabilità elettronica del farmaco permetterà alle autorità sanitarie di svolgere una sorveglianza più efficace a contrasto del fenomeno di antimicrobico resistenza. Problema che riguarda da vicino gli allevatori in quanto categoria a rischio elevato di contatto con forme batteriche resistenti agli antibiotici. L’evoluzione del sistema faciliterà e sveltirà anche i rilevamenti in allevamento previsti dal progetto ITALICO, infatti i documenti di acquisto dei farmaci e il registro dei trattamenti potranno essere acquisiti in formato digitale.
2
segnali dati dai climi .... Valutazione del clima della stalla Per valutare l’effetto del clima della stalla sugli animali occorre tenere presenti aspetti vari: ad esempio, l‘età dell’animale, l’intensità dell’utilizzazione, il tipo di sistema di detenzione, la durata e l’intensità dell’effetto di un fattore climatico della stalla. Alcuni fattori climatici, inoltre, non vanno considerati solo singolarmente bensì in combinazione con altri. Così, ad esempio, una temperatura bassa associata a valori di umidità e di velocità dell’aria bassi è sopportata meglio dall’animale di quanto lo sia una temperatura bassa combinata a valori di umidità e di velocità dell’aria elevati. La valutazione del clima della stalla può avvenire in base ad apposite misurazioni, i cui metodi per i singoli fattori climatici sono illustrati nelle presenti informazioni tecniche. La valutazione del clima della stalla può anche aver luogo attraverso semplici indicatori che consentono di individuare le carenze dell’uno o dell’altro fattore. Indicatori di questo tipo sono le sensazioni dell’essere umano, il comportamento degli animali e lo stato del sistema di detenzione e delle attrezzature tecniche nella stalla. In linea di massima, le misurazioni vanno effettuate nell’area in cui gli animali soggiornano più frequentemente. Occorre tenere conto del fatto che i risultati delle misurazioni possono variare a seconda della stagione, dell’ora, delle condizioni climatiche, del luogo nella stalla, della composizione dell’aria, della temperatura superficiale degli elementi della costruzione e di altri fattori. Misurazioni effettuate in luoghi diversi e per periodi lunghi sono più affidabili delle misurazioni saltuarie. Altrettanto importante, inoltre, è l’impiego di strumenti di misurazione calibrati. Se si rendono necessari valori di misurazione affidabili e ripetibili (stessi risultati alle stesse condizioni), occorre registrare il più dettagliatamente possibile la procedura di misurazione e le circostanze in cui è stata effettuata (ad esempio luoghi, ora, condizioni climatiche, ecc.).
5
gestione del medicinale veterinario con la ricetta elettronica Dal 1 giugno 2018 tutti i Medici Veterinari possono richiedere le credenziali per accedere al portale della ricetta veterinaria elettronica. Modalità, tempistiche e istruzioni di accesso. Dopo una fase di sperimentazione, il modello digitale diventa accessibile a tutti gli iscritti all'Ordine professionale. Primo step: la richiesta dell'account. Da oggi la ricetta veterinaria elettronica è accessibile a tutti i Medici Veterinari iscritti all'Ordine. All'interno del Sistema Informativo Nazionale della Farmacosorveglianza sono state implementate le pagine dedicate all'emissione digitale della ricetta veterinaria elettronica. Istruzioni per l'account (pre-iscrizione)- Per la richiesta dell'account è sufficiente fornire: -un documento di identità del Medico Veterinario richiedente (in formato pdf o jpg) -il numero e la data di iscrizione all'Ordine provinciale di appartenenza. Per agevolare la compilazione è consigliabile premunirsi di queste informazioni prima di avviare la procedura di pre-iscrizione. Il campo “applicazioni” riporta la dicitura “Farmacosorveglianza”: è quella da selezionare, in quanto la ricetta elettronica rientra nel più ampio Sistema Informativo Nazionale della Farmacosorveglianza. Altri dati richiesti in fase di compilazione: il codice fiscale e i dati anagrafici (nome, sesso, data e nazione di nascita) e di residenza; i recapiti telefonici e di email. In fase di pre-iscrizione va selezionata la ASL/ATS di propria appartenenza territoriale. Al termine della compilazione, se la procedura si sarà conclusa correttamente, il medico veterinario ne riceverà conferma via mail da Sulle tempistiche, la Fnovi ha precisato che "non sono stimabili e potrebbero non essere omogenee sul territorio nazionale". http://demo.izs.it/help/farmaco/help/materiale_corsi?action=AttachFile
2
SUIS.....ANAS presenta il progetto SUIS-Suinicoltura Italiana Sostenibile Dal 16 novembre, in collaborazione con l’Associazione allevatori regionale dell’Emilia Romagna, ANAS-Associazione Nazionale Allevatori Suini, ha organizzato con gli allevatori di Mora romagnola e con quelli del Nero di Parma, una serie di ì incontri per illustrare gli obiettivi e le azioni previste dall’innovativo progetto SUIS-“Suinicoltura Italiana Sostenibile”. Il progetto punta alla salvaguardia della biodiversità attraverso la caratterizzazione fenotipica e genetica delle razze locali e la messa a punto di programmi pilota di gestione delle razze con le informazioni genomiche sulla consanguineità, sui marcatori DNA di specifiche caratteristiche di razza e su eventuali geni deleteri. Il fine è rendere più sostenibile l’allevamento di queste interessanti razze. Il progetto è un’importante novità per il miglioramento genetico delle razze large White, Landrace e Duroc italiane selezionate per il suino pesante DOP. Il progetto prevede l’utilizzo delle nuove conoscenze della genomica (DNA) per migliorare in modo più efficace l’efficienza produttiva dei suini e delle scrofe, per selezionare suini più docili e adatti all’allevamento in gruppo, per ottenere suini più resistenti alle malattie (PRRS e enteriti) ed all’aumento delle temperature estive. L’attività è iniziata nel corso del 2017 con la raccolta di nuovi fenotipi, metaboliti e genotipi nei centri genetici ANAS e negli allevamenti pilota del Libro genealogico.
Acqua.....Qualità dell'acqua La qualità dell'acqua può essere distinta in due categorie, vale a dire la qualità dell'acqua microbica e chimica. Queste due caratteristiche sono comunque strettamente collegate l'una all'altra. La qualità microbica dell'acqua è determinata dall'organismo vivente. Sebbene l'acqua del rubinetto contenga un basso numero di batteri, la pressione microbica sul capezzolo della bevanda può essere enormemente elevata attraverso un sistema idrico contaminato. Attraverso il sistema di acqua potabile, gli organismi patogeni sono eccellenti nel trasportare un'infezione da animale a animale. La portata della qualità microbica nell'acqua potabile va oltre la sola acqua, è molto importante che anche il sistema di tubazioni sia pulito. La qualità chimica comprende molecole come ferro, manganese, calcio e magnesio, in cui gli ultimi due determinano in gran parte la durezza dell'acqua. Troppi minerali causano precipitazioni nei tubi che possono causare perdite. La precipitazione è anche un terreno ideale per i microrganismi che formano il biofilm. Due minerali che meritano un'attenzione particolare sono il ferro e il manganese. Il ferro da solo, in concentrazioni normali, non è dannoso per i maiali da consumare tramite acqua potabile. Può tuttavia depositarsi all'interno delle linee dell'acqua per la presenza di ossigeno, in cui il ferro solubile si converte in ferro insolubile. Il colore dell'acqua è principalmente causato dalla presenza di ferro. Anche il manganese non è dannoso per il maiale nelle concentrazioni in cui è normalmente presente nell'acqua. Può causare sedimenti neri nelle linee d'acqua, specialmente quando il flusso d'acqua è basso. Elevati livelli di ferro e manganese possono causare differenze nel sapore dell'acqua e possono causare disturbi del tratto gastrointestinale. Si depositerà sulla parete interna delle linee d'acqua, creando un ambiente adatto per l'attaccamento dei microbi e successivamente la formazione di biofilm, ovvero una comunità strutturata di microrganismi racchiusi in una matrice polimerica autoprodotta che è attaccata ad una superficie. Il biofilm può danneggiare l'attrezzatura dell'acqua, dare odore e sapore sgradevole all'acqua e può diffondere malattie attraverso la mandria.
1
caratteristiche materiali di arricchimento. In che modo dovrebbero essere messi a disposizione i materiali di arricchimento8 I materiali di arricchimento dovrebbero essere: a) D'INTERESSE SOSTENIBILE: la novità incoraggia il comportamento esplorativo, perciò è necessario sostituire/aggiungere regolarmente i materiali. L'interesse è sostenibile se i suini esplorano regolarmente i materiali nell'arco del tempo. L'interesse verso i materiali forniti non è sostenibile, invece, quando i suini cominciano a mordere o masticare altri elementi a loro disposizione tra cui parti del recinto (barre, abbeveratoi, ecc.) o le proprie feci. L'interesse verso i materiali di arricchimento varia a seconda del tipo di materiale fornito. I materiali verso cui gli animali perdono velocemente interesse sono considerati meno arricchenti per gli animali (soprattutto nel caso di materiali artificiali, per esempio fatti di ferro o plastica). È da preferirsi la fornitura frequente di piccole quantità di materiali alla volta anziché di una grande quantità di materiali in un'unica soluzione. Così facendo si crea una novità e si evita la possibile alterazione dei materiali, che li rende meno attraenti e potenzialmente poco sicuri. b) ACCESSIBILI per la manipolazione orale di tutti i suini in qualsiasi momento. L'ideale è posizionare i materiali di arricchimento in basso (purché sia garantita una corretta igiene), in modo da invogliare gli animali all'interazione. c) FORNITI IN QUANTITÀ SUFFICIENTE per consentire a ogni animale di accedervi quando sono motivati a farlo. La scarsità di materiali di arricchimento di buona qualità dà luogo a forme di competizione che sfociano nell'aggressività. d) PULITI: i suini perdono interesse verso i materiali di arricchimento imbrattati di feci. I materiali possono imbrattarsi di feci quando sono collocati a livello del suolo.
2